PARALLELIZZAZIONE

 

Al  raggiungimento della posizione ideale,  si  dovrà ottenere  l'esatta lunghezza del moncone riducendolo con una fresa raffreddata con il getto d’acqua. Si preparerà l’impianto alla protesizzazione tenendo presente che una parallelizzazione imprecisa potrà creare problemi per la protesi e per il buon successo dell’impianto. E'd'obbligo parallelizzare subito al termine dell’inserimento con il piegamonconi, perchè durante questa fase l’ischemia prodotta nella parte endoossea dura pochi secondi non potendo così procurare alcun danno.  Nel caso in cui il quadro della vite non venisse eliminato,  ridurne con una fresa gli spigoli, di quei pochi decimi sufficienti a permettere l’inserimento del piegamonconi (fig.11).

Solo con uno strumento uguale al diametro del gambo della vite si potrà ottenere un’angolazione netta, evitando un piego tondeggiante che risulterebbe  dannoso alla compatta occlusale.(fig.12).

Naturalmente tutto deve essere fatto con il buon senso a seconda dei casi.

Naturalmente la parallelizzazione più perfetta sarà quella fatta prima in laboratorio e poi in bocca.

 

PROTESIZZAZIONE

Dall'inizio della implantologia moderna, già conoscendo i concetti che regolavano il comportamento dell'osso alla presenza di un corpo estraneo, il carico fu sempre immediato.

Non sono certamente gli ultimi arrivati a scoprirne l'importanza.

L’ora zero incomincia dal momento in cui l’impianto viene caricato

All’arrivo della tecnica di Branemark, tante cose vennero cambiate,  proponendo la protesi differita, anche di sei mesi, a seconda delle circostanze.

Il carico differito venne escogitato ignorando le  leggi che regolano la reazione dell’osso in determinate circostanze, pensando erroneamente, di ottenere nel frattempo la perfetta accettazione del manufatto da parte dell’osso stesso.

Bisogna poi considerare il fatto che la mancata funzionalità non stimolava nessun processo riparativo dell'osso e ciò in contrasto con la legge enunciata da Roux e Wolff nel 1892 (ribadisco 1892, troppo vecchia per essere ricordata):"La funzione modella l'osso e ne dirige la crescita presiedendo anche alla direzione delle trabecole interne".

L'osso intorno agli impianti non funzionanti presenta l'aspetto lamellare e quando viene caricato, l'osso da lamellare si trasforma in osso compatto e compare il tessuto periimplantare.

Ritorniamo alla nostra protesizzazione. Presa l'impronta, i transfers devono essere inseriti nel modello nella posizione corretta. Il piccolo moncone fuoriuscente della vite facilita la protesizzazione estetica, dato che lascia maggiori spazi durante la modellazione. Per aumentare la ritenzione, ed evitare l’eventuale rotazione della protesi, creare, con una fresa a fessura ad alta velocità raffreddata ad acqua, un intaglio longitudinale piuttosto marcato; naturalmente il tutto facilita anche la fuoriuscita del cemento eccedente durante la fase di cementazione.

 La cementazione della protesi fissa su monconi cilindrici non è meno ritentiva di quella su monconi conici, con il vantaggio che, se non è perfettamente parallela, non può essere posizionata.

Per la protesizzazione ognuno potrà usare la tecnica che ritiene migliore, dalla doppia corona, alla corona aureogalvanica, oppure direttamente sui monconi, purché siano rispettate le regole dettate dalla precisione e dalla gnatologia.

Preferibilmente si dovrebbe ricorrere a provvisori solo nelle zone estetiche (adoperando tutti gli accorgimenti atti ad evitare movimenti dannosi durante il periodo di guarigione). Personalmente preferisco protesizzare immediatamente con la protesi definitiva, dato che  abbiamo dei pilastri cilindrici sui quali la protesi stessa fà da bloccaggio.

A volte si potrà ricorrere anche alla saldatura con barrette in titanio, cercando in questo caso di evitare trazioni o torsioni che potrebbero portare alla perdita dell'impianto.  Naturalmente la saldatura può essere definitiva o provvisoria, quando deve essere mantenuta in attesa della protesi definitiva, per ragioni estetiche.

In disaccordo con il parere di molti, io ho sempre sostenuto e adottato la saldatura bassa della barretta, lasciando naturalmente lo spazio indispensabile per ottenere una corretta igiene. Le ragioni sono parecchie:

1) viene evitato qualsiasi tipo di sottosquadro

2) la parte rivolta verso la gengiva è tondeggiante, più igienica e più facilmente sopportabile per il paziente

3) dà la possibilità di rimuovere la protesi senza doverla distruggere

4) l'appoggio della protesi è distribuito non solo sulle viti ma su tutta la struttura

5) si possono parallelizzare i monconi senza stressare gli impianti

6) la protesi, essendo posizionata a mo' di binocolo, si comporta come un ulteriore bloccaggio

Con la seguente figura forse si riuscirà a comprendere meglio quanto ho esposto.

La protesizzazione è sempre stata per me motivo di ricerca di continuo miglioramento. Confesso che non ho mai gradito l'uso del famoso "muretto", per cui ho sperimentato vari tipi di mesostrutture ottenendo buoni risultati, compatibilmente con le varie situazioni.

Dapprima ricorsi alle due placchette avvitate, come si vede nelle due figure seguenti

                   

 

in seguito pensai ad una placchetta unita ai monconi tramite apposite vitine

Oggi potendo usufruire di una nuova saldatrice si può unire una fusione in titanio ai monconi delle viti, ottenendo così una soluzione ottimale, e rendendo possibile l'applicazione della mesostruttura anche su monconi non parallelizzati.

I vantaggi derivanti da questo sistema sono notevoli:

l'igiene, che si mantiene nel tempo;

la distribuzione del carico in modo equilibrato su tutta la struttura;

la possibilità di rimuovere facilmente l'esostruttura, soprattutto se la stessa è fissata con vitine adeguate;

la possibilità di ridurre al minimo la mesostruttura favorendo così l'estetica dell'esostruttura. La mesostruttura può essere parziale o divisa in settori secondo le esigenze.

Le figure seguenti sono alquanto esplicative